La cavia Raffaella il gufo cinese l’orso Yoghi e il cane Arold
Raffaella Paita si offre come cavia, lo fa per Vittorio Zucconi che qualche giorno fa ha cinguettato “Anche a Milano la vera sinistra si prepara a realizzare la propria storica vocazione. Quella di far vincere gli altri”. Del resto la Lella che dopo aver superato nelle primarie per le regionali il cinese Sergio Cofferati, ritrovandosi subito dopo a rintuzzare le accuse del parlamentare europeo di aver dopato il risultato con iniezioni di voti cinesi e rom, e consegnata l’agognata poltrona che fu per una doppia legislatura del suo pigmalione Claudio Burlando, all’antagonista, l’attuale governatore Giovanni Toti, da tempo sembra dimostrare di rivivere quella sindrome da complotto che fino a qualche anno fa sembrava esclusivo appannaggio di Berlusconi e soci.
Perciò risponde al giornalista “Se serve una testimonianza recente sono a disposizione. Provare per credere”. Del resto per la cavia-Paita e per il suo ex portavoce Simone Regazzoni, professore a contratto di estetica all’Universita’ di Pavia, la sconfitta nelle regionali dello scorso anno sembrerebbe ancora una minestra particolarmente indigesta. Già all’indomani delle primarie vinte da Beppe Sala, candidato sindaco del Pd per il comune di Milano, nonostante la polemica di Cofferati che l’aveva etichettato come un candidato della destra , anzi del centro destra, e il repechage da parte di Salvini dell’ultima trovata del cinese sui voti dopati a Genova (a riprova che ormai non ci sono più ideologie che dividano partiti che dovrebbero posizionarsi alle opposte estremità) la Paita e Regazzoni si erano sfogati su Twitter. Bersaglio ancora una volta l’ex sindaco di Bologna. Lella aveva messo in guardia i compagni “Cofferati ha un solo desiderio, ripetere lo schema Liguria e consegnare Milano alla destra. Restiamo uniti per vincere”. Più acido il docente di estetica “Pare che Donald Trump abbia chiesto l’aiuto di Cofferati per vincere le presidenziali”. Insomma L’ex sindacalista cinese come quinta colonna, segreto del successo di un candidato destinato nei pronostici a sicura sconfitta. Intanto a livello nazionale la sinistra si sta organizzando per l’ennesima nascita di un partito a sinistra di questo Pd sempre più socialdemocratico. Una formazione verso la quale il Cofferati. nonostante sia stato eletto in Europa come parlamentare del Pd, parrebbe essere indirizzato. E forse anche a questo alludeva Zucconi analizzando l’antica propensione tafazziana a percuotersi gli attributi tipica della sinistra quando si avvicina il momento di andare al voto. Eppero’ nell’immolarsi della Paita come possibile cavia traspare un altro vizio purtroppo molto diffuso nel nostro bel paese. Un vizio che spesso confina e offre giustificazione al complottismo dilagante nella nostra politica. Ed è la propensione a non assumersi mai le proprie responsabilità, specie di fronte ad una sconfitta, preferendo addossare tutte le colpe al gufo o al gufatore di turno. Da Antonio Conte a Sergio Cofferati. In fondo gli esempi non mancano.
E per restare in tema animalista voglio regalarvi un cammeo sul governatore Giovanni Toti che sabato, in piena rimembranza dei compianti Raimondo e Sandrina, ci ha regalato una foto sulla sua pagina Twitter che ci ha aperto le porte della sua serenità familiare. Spaparanzato sul divano di casa il cane Arold, a prima vista un meticcio. Immagine accostata ad un messaggio che ci riempie il cuore “Arold e’ cresciuto ma non ha perso la”brutta” abitudine del divano”. In fondo quest’uomo dipinto da Paita e soci come il devastatore del paesaggio ligure, come un Ponzio Pilato, come un opportunista che utilizza la carica di governatore per il salto a palazzo Chigi, fino ad essere accostato per la sua presunta goffaggine all’orso Yoghi dei cartoni animati, dimostra di aver un cuore colmo di bestiale solidarietà.
Il Max Turbatore


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